Dell'oratorio - Confraternite della diocesi

Vai ai contenuti

Menu principale:

Dell'oratorio

Piglio

Confraternita dell'Oratorio
Priore Gabrieli Attilio
Consiglieri: Federici Piero - Sperati Maurizio - Passa Teresa - Celletti
Clemente - Tufi Sandra - Lolli Piero - Giorgi Paolo - Ambrosetti Danilo


La chiesa di S. Nicolae la Confraternita del Nome SS.mo di Maria.

Nel 1729 i fratelli della Congregazione dell'Immacolata Concezione di Maria rivolsero istanza al vescovo Giambattista I Bassi per ottenere licenza di costruire una nuova Chiesa nel sito cedutogli dal capitolo di S. Maria. Il Vescovo, con proprio decreto, concesse la facoltà di costruire la Chiesa sul luogo dove sorgeva l'antica Chiesa di S. Nicola allora diruta. Il Vescovo dette inoltre facoltà alla confraternita di seppellire i loro cadaveri nella nuova Chiesa. Concesse ancora una certa autonomia alla nuova Chiesa, prescrisse che vi si celebrasse la messa il 15 agosto, il 6 e l'8 dicembre fino a tre messe, e stabilì che si realizzasse un quadro raffigurante la Madonna con S. Nicola. Sul quadro tutto ora esistente nella Chiesa si legge in basso "ex devotio R: D: Io: Francisci Nardi ….Anno Jub. 1750".
Sulle relazione delle visite pastorali del 1742 e 1747  si nomina l’Oratorio della Madonna SS.ma della Concezione.
Dalla vista pastorale del 28/8/1765  veniamo a sapere che già a quell’epoca la chiesa veniva chiamata dal popolo “Oratorio”. Inoltre da questa visita pastorale fino a quella del 1795 viene nominata sempre come chiesa di S. Nicola o della Congregazione dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.
Della confraternita dell’Immacolata Concezione si parla ancora nella relazione della visita pastorale del 1768  e si afferma che prima fu eretta sotto il titolo della SS.ma Annunciazione nella chiesa di S. Maria della Valle e poi nella chiesa di S. Lucia.
Nella visita pastorale del 1820 ancora si parla della Chiesa di S. Nicola come sede della Confraternita dell’Immacolata Concezione e non viene mai nominata la confraternita del SS. Nome di Maria, mentre a partire dal decreto della visita pastorale del 9/6/1843 in poi si nomina il sodalizio del SS. Nome della B.V. Maria.
Probabilmente per questa confraternita è accaduto come per quella della Madonna delle Rose, per alcuni decenni sono venute a coincidere e poi il nuovo titolo ha soppiantato il vecchio.
In un inventario dei beni della Collegiata di S. Maria, tra il 1818 e il 1821, troviamo scritto: "L'Oratorio del Nome di Maria, non è filiale; ma ha il diritto di Ufficiare nella festa di S. Nicola di Bari, titolare dell'Oratorio, perché l'antica Chiesa diruta allora fu ceduta ai fratelli dagli antichi nostri Beneficiati, a cui spettava per costruire la Chiesa presente Grande; e si riservarono quelli per tutti i tempi futuri il diritto di ufficiarla in d.o giorno, senza la minima dipendenza de Priori del med.o. Riscontra questa notizia l'Istromento Rogato dal Sig. Carlo Locci Notaro del Piglio sotto l'anno esistente nei suoi Protocolli all'Archivio Pubblico".    
Notizie più antiche circa la Confraternita del Santissimo Nome di Maria si ritrovano sul libro delle "Regole e Statuti della Venerabile Archiconfraternita del Santissimo Nome di Maria" edito nel 1689 e conservato nell'archivio diocesano. Leggiamo scritto a mano sul frontespizio: “Pertinet ad Oratorius SS.mi Nominis Maria Terre Pilei An: 1778:” e sul retro: "Sono state Riformate le Cariche della Congregazione come nella Consulta Generale tenuta il 17 Maggio dell'Anno 1778". Da questo libro veniamo a sapere che, a ricordo della liberazione di Vienna, avvenuta nella domenica fra l'ottava della Natività della Vergine Maria, il 12 settembre 1683, il Papa Innocenzo XI, istituì la festa liturgica del Nome di Maria, per riconoscenza alla Vergine Maria implorata a difesa delle minacce degli Ottomani. Nel 1688 nella Chiesa di S. Stefano del Cacco in Roma, tenuta dai Monaci dell'Ordine Silvestrino, fu istituita la Confraternita del Santissimo Nome di Maria.
Altre notizie circa la Confraternita del Piglio si desumono dal registro dei verbali dal 1815 al 1910 e conservato nell'archivio parrocchiale. Dai verbali risulta che prefetto della Confraternita più spesso fu un laico ma in alcuni casi anche un sacerdote. La maggior parte dei verbali riguarda le nomine degli offciali la cui elezione veniva approvata al grido di Evviva Maria. Alcuni verbali risultano particolarmente interessanti per le notizie che ci forniscono sulla chiesa, le suppellettili e la vita della Confraternita.
Per molti anni la Confraternita del SS. Nome di Maria si recò in processione alla chiesa di S. Rocco nella domenica fra l’ottava della natività della B.V. Maria. Per lo zelo del Prefetto della Confraternita, Cleomene De Santis, si ripristinò l’uso.
Sulla relazione della visita pastorale del 6-9-1925  si legge che la Confraternita conservava la Bolla di aggregazione del 31/12/1817.
Dalla relazione della visita pastorale del 1828 veniamo a sapere che all’epoca i bambini morti venivano ancora seppelliti nella chiesa dell’Oratorio.
Sul verbale del 1 gennaio 1830, redatto dal segretario Agostino Buratti, si legge che il Vicario Foraneo, Don Vincenzo Bonacci, fece la seguente proposta: “Siccome è svanita quasi affatto la Devozione verso Maria SS.ma detta della Valle di questa nostra Terra una volta tanto venerata non solo da Pigliesi, ma da molti altri forastieri di vicine e lontane Terre, dalle quali vi intervenivano processionalmente, quindi è, che inculca a tutti i Fratelli presenti, ed assenti, vogliano insinuare alle di loro proprie donne di costituire una fratellanza sotto il Titolo della sud.ª Imagine, e collegata con la nostra Fratellanza, tantoche Priora s’intenda sempre fatta o la moglie del Prefetto pro tempore, o non avendo moglie, altra di esso domestica Parente. Viene parim.e approvato da tutti li Fratelli col dire = Viva Maria. Si è dato fine con il ringraziamento dovuto”.
Nel 1840 il Prefetto e i Fratelli del Nome SS.mo di Maria rivolsero istanza al Vescovo Annovazzi per poter esporre il SS.mo Sacramento nell’ottavario dei morti nel loro Oratorio, dopo le ore ventiquattro, per avere maggiore partecipazione dei Fratelli. Il Vescovo concesse l’autorizzazione a condizione che fosse rispettata “la decenza e il buon ordine, specialmente nel sortire del Popolo dalla Chiesa, bramando che prima eschino gli Uomini, e poi le Donne”
Nel 1851 Vincenzo Biasiotti, membro della confraternita, scrisse una lettera al vescovo  nella quale lamentava l’inadempienza delle regole della confraternita da diversi anni , secondo le quali all’inizio di ogni anno si doveva rinnovare la carica di prefetto e dovevasi fare il rendiconto dell’amministrazione. Il Bisasiotti lamentava “la divozione del tutto perduta” e ne attribuiva la responsabilità al prefetto Pacifico Massimi e ai suoi aderenti, accusandolo anche di aver alienato l’unico fondo di bestie vaccine di proprietà della chiesa. Per ripristinare l’ordine e la devozione decisero di mettere a capo della confraternita il sacerdote canonico Don Francesco Salvi. Scrisse il Biasiotti: “questo ottimo soggetto non si sa per quale fine, ma forse per non incontrare odiosità ricusa una tale carica”. Scopo della lettera, scritta a nome anche  di altri fratelli devoti, fu quello di chiedere al vescovo di obbligare Don Salvi ad accettare la carica. Don Salvi accettò la carica.
Sul verbale del 18 aprile 1852 si legge: “Prop. 1ª. Trovandosi il nostro Oratorio bisognoso di un locale per il vestiario, per collocamento dei segni della processione, e di tutt’altro bisognevole alla nostra Confraternita: più necessario ancora di un granaio per le grazie che si raccolgono dai Fratelli per il mantenimento della sud.ª Il Prefetto Don Franc.o Salvi propone di comprare la casa contigua al detto Oratorio, di proprietà delle sorelle Angela, Domenica, e Maria Massimi, che previa la licenza di Mons. Vescovo potrebbesi unire per mezzo di un arco la nostra Chiesa, colla casa sud.ª Vedendosi la gran comodità, e vantaggio della medesima, tutti di unanime consenso hanno confermata la proposta, ed hanno pregato il lod. Sig. Prefetto, nde possa subito ottenere la debita licenza”. Dal medesimo verbale veniamo a sapere che prima della messa che si celebrava all’Oratorio si cantava l’officio.
Sul verbale del 9 maggio 1852 si legge: “Essendo riuscita di somma soddisfazione, non solo ai nostri Fratelli, ma a tutta la popolazione la novella, ed assai commovente Processione della Mad.na SS.ma Addolorata col Cristo morto nella sera di Venerdì Santo; e conoscendo tutti il frutto, che annualmente si può ricavare a pro dell’Anima da sì Pio, e Santo Esercizio, si è risoluto da tutti consultori presenti, (e questo è il desiderio anche di tutti Fratelli) di fare a qualunque costo la Statua in Persona della Mad.na SS.ma col Cristo morto, tutti due di carta pista; e perciò si autorizza il Sig. Prefetto di ordinare subito ad un’Artista capace un tal lavoro”.
Come risulta dal verbale del 19 novembre 1856 il Prefetto Achille Santini riunì la consulta per deliberare il progetto di pittura e decorazione della Cappella del Nome SS.mo di Maria venerata dalla Confraternita. Il progetto venne approvato ed eseguito.
Il 6 marzo 1864 il Prefetto Diomede Santini convocò la Consulta per proporre la cancellazione dal libro dei Confratelli di quelli che passarono dalla confraternita del Nome di Maria a quella della Madonna del Rosario o delle Rose e che tralasciarono gli esercizi di pietà propri della confraternita. Essendo già stata usata una tolleranza ulteriore di due anni si deliberò di concedere un’ultima dilazione di quindici giorni, trascorsi i quali sarebbero stati cancellati dal ruolo di confratelli. E per questo motivo che nell’adunanza dell’8 gennaio 1865 venne rifiutata dalla consulta della confraternita la richiesta dei parenti del confratello defunto Lorenzo Piccione di tumularlo nella chiesa dell’Oratorio.
Dal verbale del congresso tenuto in luogo della consulta il 4 settembre 1864 veniamo a sapere che in quell’anno si volle festeggiare il Nome SS. di Maria. Essendo riuscita di grande soddisfazione e devozione del pubblico la celebrazione, il Prefetto propose nella consulta del 1 aprile 1866 di celebrare in ogni annua ricorrenza la medesima festività. Propose pertanto di stanziare per questo scopo la somma di dieci scudi sull’introito della Confraternita “e di più onde raccogliere delle elemosine per ingrandire questa somma propone di far costruire una bussola sopra l’acquasantiera dietro la porta d’ingresso della chiesa, ove i Confratelli a loro beneplacito, e spontaneamente potranno deporre le loro elemosine da servire come di sopra disse per detta Festa, con la riserva peraltro che d.ª bussola, presente tutta la fratellanza dovrà aprirsi l’ultimo giorno in cui ci celebrerà l’ufficio nel nostro Oratorio cioè il 24 Giugno, od in altro giorno festivo antecedente a questo quante le volte occorresse di chiudere l’Oratorio più presto, e numerare il danaro presenti tutti, onde dai med.i si conosca l’ammontare disponibile per la ripetuta festività. Niuno dei sud.i Consultori fu contrario a tale proposta, che anzi stabilirono si facesse fare al più presto la bussola anzidetta”. Ancora oggi è visibile questa bussola nella chiesa, solo che dentro vi si trova ... il contatore dell’Enel!!!
Il 1 gennaio 1865 si riunì la Consulta per il rinnovo delle cariche. La riunione si concluse con il canto dell’Inno Ambrosiano.
Il 9 aprile 1865 si deliberò di far lavorare un nuovo Tronco, di legno, vuoto all’interno ed ornato come quello vecchio di cartapesta non più utilizzabile. Si deliberò anche di restaurare alcune Paci di legno con dorature e argentature, e inoltre di far rinnovare i Bastoni con pomi indorati per i due confratelli che nelle processioni accompagnano il Tronco. Nella consulta del 23 aprile dello stesso anno di deliberò di commissionare il lavoro al Sig. Giovanni De Santis.
Con delibera del 17 dicembre 1865 si decise di conformare le proprie regole a quelle già riformate dell’Arciconfraternita del SS.mo Nome di Maria di Roma adattandole alla situazione locale. Proprio per questo, siccome le nuove regole disponevano la durata della carica del Prefetto per sei anni, nella riunione dell’intera Congregazione avvenuta il 7 gennaio 1866, si riconfermò nella carica di Prefetto, scaduta nel 1865, il Sig. Diomede Santini.
Le consulte del 25 e 31 dicembre 1865 trattarono della riparazione del piccolo campanile mezzo diroccato dell’Oratorio.
Sul verbale del 25 marzo 1866 si legge che il Sig. Prefetto della Confraternita “propose di fare ripulire il Crocifisso della nostra Confraternita, ed indorarne la Croce, aggiungendovi nel frammezzo dei raggi due serafini; per il che avendone già sentito il Sig. Tommaso Lorenza Pittore del Serrone onde ne facesse una perizia, ed avendone questi stabilito il prezzo di scudi undici non comprendendovi l’opera del Falegname; il ripetuto Sig. Prefetto rinvia la decisione del lavoro al voto dei Sig.ri Consultori, i quali trovati unanimemente favorevoli al sud.º lavoro, ad alla rispettiva perizia, ne fu stabilita l’esecuzione, e rendendo grazie al Signore ed a Maria SS.ª si sciolse la presente adunanza. Eumene Borgia Seg.º”.
Nella Consulta del 21 giugno 1868 il Prefetto Santini propose di acquistare la casa dei Fratelli Giovanni e Lorenzo Ercoli, contigua all’altra porzione spettante già alla Confraternita. Tutti furono favorevoli alla proposta, con la condizione di convenire col confinante per l’appoggio che sarebbe venuto a nascere per mettere la casa in comunicazione alla chiesa.
E’ degno di nota la conclusione di un verbale della consulta del 13 agosto 1869 nella quale si trattò di una controversia legata a dieci bestie vaccine spettanti alla confraternita. Leggiamo verso la fine del verbale che il segretario comunale vomitò una quantità d’ingiurie contro il Sig. Prefetto e per conseguenza contro l’intera Fratellanza, le quali ingiurie servirono di argomento a pettegolezzi nei pubblici Caffé, Osterie, Botteghe e perfino nella pubblica piazza. E’ a questo punto che il verbale si chiude come segue: “...il Sig. Prefetto dopo aver fatto riflettere d’essere disposto a perdonare l’ingiurie ricevute sempre che la questione pendente su la conduzione delle vaccine abbia a risolversi pacificamente e senza alcun danno e spesa della Confraternita, col solito rendimento di grazie sciolse la Consulta”.
L’8 agosto 1885 si deliberò di vendere cinque bestie e di utilizzare il ricavato, tra l’altro, per accomodare il tetto dell’Oratorio.
Il 3 luglio 1898 il Priore Angelo Felli convocò la consulta per esaminare un progetto presentato dai fratelli Caronte di Subiaco per le urgenti riparazioni da fare alla chiesa, sia per lavori esterni, compreso il tetto, e riattamento di finestre e porte, sia per una decorosa ripulitura e decorazione dell’interno della chiesa ridotta in stato deplorevole. Il progetto fu approvato all’unanimità e per far fronte alle spese si decise di vendere alcune bestie vaccine.
Un registro di messe riguarda gli anni dal 1862 fino al 1950.
Nel libro di Amministrazione della Collegiata di S. Maria in calce all’amministrazione del 1863 venne riportata la seguente
“= Memoria =
Il giorno 24 7bre fu divisa la soccida delle vaccine di proprietà della Chiesa di S. Maria di Piglio, con Giuseppe Miozzi, genero di S.Giorgio, e toccarono alla Med.ª due Vacche, una della quale di anni 3, per nome Fravoletta, la seconda chiamata Bellasfera con Vitello; tutte le sud. trè Bestie sono di Pelame Marino chiaro, e mercate le madri col merco dell’Oratorio, e per distinguerle frà le vaccine del sud.º Oratorio, il merco le venne posto sotto la coscia destra”.
Il 31 aprile 1924 si tenne una riunione per la ricostituzione della Confraternita di S. Nicola e del SS. Nome di Maria "per contrapporre sana e santa propaganda alle mene di protestanti che hanno presa dimora nelle adiacenze della Chiesa" .
Il 10 novembre 1926 viene inviata richiesta al superiore del Convento di S. Giovanni per benedire ed erigere le stazione della Via Crucis nella Chiesa di S. Nicola.
Sulla relazione della visita pastorale del 24 ottobre 1929 si legge che i Fratelli erano 114 e gli offciali i seguenti: “1º Prefetto = Rammenne Lorenzo = 2º Segretario = Santini Arturo = 3º Cassiere = Giorgi Domenico = Consultori = 4º Corbi Francesco 5º Colavecchi Loreto 6º Massimi Vincenzo 7º Massimi Angelo 8º Biasiotti Silvio 9º Tufi Alessandro 10º Giorgi Alessandro 11º Graziani Umberto 12º Adiutori Francesco 13º Atturo Filippo 14º Mari Francesco 15º Bottini Alessandro 16º Bottini Demetrio”. Vi si legge ancora che “il cappellano ecc. propriamente non c’è. Possibilmente, hanno un sacerdote religioso, che celebra la Messa nei dì festivi dal 1, Novembre al 24. Giugno”.
Il 6 gennaio 1930 22 confratelli firmano l’accettazione incondizionata del regolamento emesso dal Vescovo in data 1 novembre 1929. Successivamente, il 6 marzo 1930, il Vescovo Gaudenzio Manuelli approva e riconosce come regolarmente e canonicamente istituita la Confraternita del Nome di Maria.  
Nel 1954, in considerazione della celebrazione dell’Anno Mariano, il Vescovo concesse che la processione che soleva tenersi con l’immagine della Madonna Addolorata dall’Oratorio alla Collegiata nel Venerdì Santo, potesse tenersi nella prima domenica di Quaresima. Nel 1957 il Vescovo, rispondendo al desiderio del clero e dei fedeli di Piglio “nella certezza che la processione in onore della Vergine Addolorata sia mezzo efficace per aumentare la devozione dei fedeli e per intensificare il raccoglimento proprio del tempo quaresimale” permise che la processione della Vergine Addolorata si svolgesse nel pomeriggio della prima domenica di Quaresima, dalla chiesa dell’Oratorio alla chiesa Collegiata, che la sacra Immagine rimanesse esposta alla venerazione dei fedeli fino al Venerdì Santo, e che poi fosse accompagnata processionalmente, dopo il pio esercizio della Via Crucis, nella chiesa dell’Oratorio.
Nel 1970 la confraternita contava poco più di venti confratelli, la maggior parte dei quali erano anziani.
Il 23 novembre 1980 un forte terremoto colpì l’Italia centro meridionale, ed anche la Chiesa di S. Nicola subì un lieve danno al soffitto nella parte centrale dell’arco soprastante l’altare. A seguito di ciò il comune dichiarò l’inagibilità e la chiusura della Chiesa stessa. La confraternita rimase senza Chiesa e senza sede sociale. Sembrava il colpo di grazia ad una associazione che già arrancava. E’ nel 1981 un gruppo di giovani pigliesi ebbero come obbiettivo comune il rilancio della confraternita del SS. Nome di Maria, nonché la ristrutturazione e la riapertura al pubblico della Chiesa di S. Nicola. senza non poche difficoltà, in circa cinque anni di duro lavoro, riuscirono nella grande impresa: la riapertura al pubblico della Chiesa e la riorganizzazione della confraternita.
Nel 1981 la manifestazione di fede che si svolgeva il Venerdì Santo, portando in processione i suggestivi simulacri del Cristo morto e della Madonna Addolorata, partendo dalla Collegiata Santa Maria per ritornare alla chiesa dell’Oratorio, attraverso le strette viuzze del centro storico, con la partecipazione dell’omonima Confraternita e con una massiccia affluenza da parte della popolazione, è stata poi sostituita con la Via Crucis.
Giorgio Alessandro Pacetti e don Marcello Coretti

Foto della Chiesa
Galleria Ogetti interni della Chiesa
Foto storica della Confraternita
Torna ai contenuti | Torna al menu